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PRESTITI BANCARI CON GARANZIA DELLO STATO. MA CONVIENE?

PRESTITI BANCARI CON GARANZIA DELLO STATO. MA CONVIENE?

Dopo la pubblicazione del Decreto Legge 23 dell’ 8 aprile 2020, chiamato Decreto Liquidità, molti imprenditori e piccoli professionisti si preparano a rivolgersi alle banche per ottenere informazioni sulle procedure e sulle tempistiche per l’ottenimento del prestito agevolato e garantito dallo Stato.

Il Decreto ha identificato delle categorie di imprese che si differenziano in ordine al fatturato e al numero dei dipendenti, così come segue:

  • Imprese fino a 499 dipendenti, piccoli imprenditori e professionisti. La garanzia è del 100% per i finanziamenti fino a 25.000 euro, e comunque entro il 25% dei ricavi. Per questa categoria di prestiti non c’è valutazione del merito di credito, è sufficiente un’autocertificazione sui ricavi. La restituzione del prestito, deve avvenire in 6 anni con inizio del rimborso non prima di due anni.
  •  Imprese con meno di 5.000 dipendenti in Italia e un fatturato inferiore a 1,5 miliardi di euro ottengono una copertura pari al 90% dell’importo del finanziamento richiesto e per queste è prevista una procedura semplificata per l’accesso alla garanzia;
  • Imprese con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato fra 1,5 e 5 miliardi di euro ottengono una copertura pari all’80% dell’importo del finanziamento e al 70% se hanno un fatturato sopra i 5 miliardi.

Mentre per la prima categoria le procedure dovrebbero essere più veloci, per la seconda e la terza i tempi sono un po’ più lunghi. Infatti, la garanzia limitata comporta un’istruttoria da parte dell’istituto bancario per il merito creditizio.

Inoltre, si dovranno rispettare i seguenti vincoli:

  • L’impresa beneficiaria non potrà distribuire dividendi o riacquistare proprie azioni nel corso del 2020.
  • Essa, dovrà, inoltre, gestire i livelli occupazionali attraverso accordi sindacali e rispettare una clausola made in Italy, cioè dovrà usare il finanziamento solo per attività localizzate in Italia.

Anche per la seconda e la terza categoria di imprese, il prestito deve essere restituito in 6 anni, con preammortamento possibile fino a 2 anni.

Le commissioni sono differenziate. Per le Pmi, in rapporto all’importo garantito, sono pari a 0,25% il primo anno, 0,5% il secondo e terzo, 1% dal quarto al sesto.

Per le imprese più grandi sono invece pari a 0,5% dell’importo garantito il primo anno, 1% secondo e terzo, 2% dal quarto al sesto.

L’importo della garanzia non potrà superare il 25% del fatturato registrato nel 2019 o il doppio del costo del personale sostenuto dall’azienda e, per le piccole e medie imprese, anche individuali o partite Iva, sono riservati 30 miliardi e l’accesso alla garanzia rilasciata da SACE sarà gratuito ma subordinato alla condizione che le stesse abbiano esaurito la loro capacità di utilizzo del credito rilasciato dal Fondo Centrale di Garanzia.

 

Tralasciando le valutazioni di ordine politico e non entrando nel merito del decreto approvato dal Governo, ho voluto soffermarmi sull’opportunità o meno di richiedere un prestito bancario da parte dell’impresa.

Mi pare scontato che la valutazione non può essere univoca per le varie categorie individuate sopra, ma non lo è neppure per l’eterogenea composizione del tessuto industriale, commerciale e artigianale, nonché delle figure professionali, presenti nel nostro territorio.

Nella valutazione sull’opportunità di richiedere il finanziamento in oggetto, vanno fatte le dovute verifiche in termini di impatto sugli equilibri di bilancio e sull’incidenza dello stesso sugli indici di indebitamento.

È fuori dubbio che il ricorso a un finanziamento, pur con tassi vicini allo zero, ottenuto con il solo scopo di andare a coprire i costi di gestione in periodi improduttivi o di chiusura totale, non provoca un effetto leva; il finanziamento non andrà affatto a remunerare investimenti produttivi e servirà solo a coprire il pagamento di pigioni, consumi energetici, costi del personale, imposte e tasse, che non hanno avuto copertura in questi ultimi 30 giorni.

In secondo luogo, in una fase di decrescita industriale già presente prima dell’emergenza Covid-19, durante la quale le imprese hanno già dovuto far fronte ad utilizzi straordinari di affidamenti e anticipi su fatture, l’aumento dei debiti a medio-lungo termine non farà altro che incidere negativamente sui parametri utilizzati dagli istituti di credito per la valutazione del merito creditizio.

Per le aziende più virtuose, invece, l’opportunità di aderire a questa proposta diventa appetibile qualora le linee di credito già concesse nel periodo pre-emergenza prevedano tassi d’interesse più onerosi, in modo da incidere in maniera decisiva sugli oneri bancari e alleggerendo il conto economico. La rinegoziazione dei finanziamenti in corso o una ristrutturazione dei debiti attraverso un accurato intervento porterebbe immediati benefici di flussi di cassa.

Per le microimprese e i professionisti il discorso è diverso, pur potendo utilizzare alcune delle valutazioni sopra commentate nei limiti delle operazioni finanziarie utilizzate ordinariamente. Queste attività potranno usufruire di un processo d’istruttoria molto più rapido e, come abbiamo visto sopra, di una linea di credito di 25.000 euro nel limite del 25% del fatturato del 2019. Scritto così sembra tutto bello, ma bello non è nei fatti, in quanto soprattutto queste attività vivono spesso al limite della sopravvivenza economico-finanziaria a causa di un equilibrio precario tra entrate e uscite fortemente dipendenti dall’andamento giornaliero dell’attività.

La calamità che stiamo vivendo ha prodotto un anomalo sbilanciamento tra costi e ricavi tale da rendere quasi obbligatorio il ricorso ad un finanziamento. E se le risorse proprie non sono sufficienti per far fronte all’emergenza, il capitale di terzi resta l’ultima spiaggia. A questo punto, sarà opportuno valutare altre iniziative dell’istituto di credito, come prestiti con scadenza più lunga rispetto ai 6 anni previsti dal Decreto Liquidità e con una rata più bassa che possa permettere una ripresa più agevolata delle attività.

Per le aziende e i professionisti più lungimiranti, il finanziamento potrebbe essere una buona occasione per investire in innovazione digitale (e-commerce, web marketing professionale,  automatizzazione delle procedure, gestione logica dei contratti, informatizzazione all’avanguardia), trasformando il proprio modo di lavorare in azienda e negli studi professionali, attuando una vera e propria digital transformation che dia slancio e nuova linfa alle proprie attività con immediati risparmi di costi e con veloci recuperi dei volumi d’affari.

 

Luciano Ficarelli

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