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FINANZIAMENTO BANCARIO: COME UTILIZZARLO?

FINANZIAMENTO BANCARIO: COME UTILIZZARLO?

Mentre ancora si discute sulla convenienza del finanziamento bancario come attuale unica modalità di aiuti alle imprese in difficoltà e già oggetto di un mio precedente articolo (“Prestiti bancari con garanzia dello Stato: ma conviene?”), si ritiene opportuno cominciare a parlare di pianificazione finanziaria per il corretto utilizzo delle somme messe a disposizione dagli istituti bancari sui conti correnti delle aziende.

Occorre, innanzitutto, distinguere la pregressa situazione finanziaria dell’azienda. Molto spesso, l’imprenditore non si accorge nell’immediato di una crisi economica in atto, pur in assenza di una crisi finanziaria. Con i valori a disposizione derivanti dalla contabilità e con altri dati di facile reperimento, come il fatturato, gli ordini o i valori di magazzino, nelle imprese non strutturate o di piccolissime dimensioni si corre il rischio di non vedere ciò che realmente sta accadendo. In questo caso, il ricorso al finanziamento bancario non è stato valutato come necessità impellente e la maggior parte delle imprese non hanno voluto intraprendere il lungo pellegrinaggio presso le proprie banche. Solo un’analisi specifica e profonda svolta attraverso l’intervento di esperti consulenti aziendali può determinare, invece, con certezza lo stato di crisi che l’azienda sta per affrontare, e il ricorso al finanziamento può risultare utile per apportare quegli aggiustamenti necessari in alcuni settori produttivi. Esempi non esaustivi possono essere: rinnovamento dei macchinari completamente ammortizzati ma ancora efficienti ma che non hanno più rendimenti performanti, investimenti in innovazioni di processo che rendono più veloci alcuni reparti di produzione, investimenti nella gestione logica e completa dell’intero ciclo di vita dei contratti commerciali, formazione del personale ad alta specializzazione. Con questo tipo di interventi, l’azienda riesce a riprendere quota nella sua curva che, presumibilmente, aveva raggiunto l’apice già molto tempo prima e manteneva una rigidità dovuta falsamente a fattori esterni.

Ben diversa appare la situazione di imprese che hanno dovuto affrontare la chiusura della propria attività e devono ricorrere al finanziamento bancario per coprire costi che in situazioni di normalità sarebbero stati coperti con il normale flusso di denaro in entrata. In questo caso, occorre soffermarsi con attenzione a quando, come e quanto coprire questi costi utilizzando il prestito. È ormai noto che la somma massima concedibile è pari al 25% del fatturato dell’anno di riferimento indicato dal richiedente. Nel frattempo, sono maturati costi comuni alla maggior parte delle aziende: stipendi dei dipendenti, canoni di locazione, imposte correnti, rateizzazioni in corso per imposte pregresse, fornitori per merci consegnate e non ancora pagate, utenze. Per ognuna di queste voci va fatta una valutazione che tocca aspetti legislativi, contrattualistici, fiscali e finanziari. Ognuna di queste voci di costo deve essere contestualizzata sia con la situazione di emergenza sia con tutto ciò che la normativa giuridica e fiscale permette di utilizzare.

Prediamo ad esempio il canone di locazione: la richiesta di riduzione del canone o la sua sospensione per il periodo di emergenza o anche per un periodo più lungo è possibile attraverso un accordo tra locatore e locatario. Il primo ha la possibilità di ridurre la tassazione sui canoni non percepiti, il secondo ha la possibilità di ridurre i costi di locazione. E per il locatario che paga il canone del mese di marzo 2020 spetta anche un credito d’imposta pari al 60% dell’importo pagato. Pertanto, il combinato disposto della norma giuridica e di quella fiscale permette di dare priorità alla regolarizzazione dei canoni arretrati in quanto permettono da una parte la possibilità di ridurlo e dall’altra parte un immediato rientro attraverso il credito d’imposta. Altro esempio: le imposte correnti possono essere pagate con l’applicazione del ravvedimento operoso con sanzioni e tassi d’interesse molto bassi, almeno fino a quando viene comunicata l’irregolarità dei versamenti. E magari in attesa di un vero aiuto statale che riduca le imposte ad un valore inferiore a quello dovuto. Ma qui entriamo in considerazioni politiche che lasciano il tempo che trovano.

I due esempi sopra riportati di aziende diverse, come posizione finanziaria, ma accomunate dalla stessa missione aziendale del momento, cioè creare valore in tempi di crisi, sono agli estremi delle considerazioni che si possono fare per l’utilizzo corretto del finanziamento bancario. È evidente che tra gli estremi esistono un’infinità di situazioni in equilibrio o disequilibrio, sia finanziario che economico, che vanno affrontate caso per caso.

Luciano Ficarelli

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